Brut Pas Operè Anima 2013

Franciacorta Vino Comune

Nel Mare Magnum della Franciacorta, una realtà estranea a mode e luoghi comuni. Piccoli artigiani da 6,5 ha e npoco più di 20 mila bottiglie, esaltano nel calice differenze e specificità di una collocazione tanto periferica, quanto unica e straordinaria (sul confine orientale della denominazione, ai Campiani di Cellatica, 400 m s.l.m., nel parco prottetto delle Colline di Brescia). Terreni franco calcarei argillosi e un fitto sistema di surgive sotterranee hanno restituito 11 differenti cru curati tutti a mano e con pratiche agronomiche personalizzate, per poter accompagnare le caratteristiche distintive di ogni microzona in ciascun singolo acino di uva. 15 vendemmie alle spalle ma una capacità di rinnovarsi e sperimentazione costante (in proprio e all'interno di associazioni all'avanguardia su questi temi come VinNatur) hanno permesso di abbracciare i principi cardine della biodinamica e di interpretarli e rielaborarli anche attraverso applicazioni di fisica quantistica. Artigiani e sperimentatori. Raccolgono ogni singolo cru separatamente e a bassissime rese (meno di 1kg uva/pianta) vinificando d'istinto e non secondo protocolli: i loro vini sono figli di annate, di terra e di sensibilità verso le piante. Nei metodi classici, hanno abbandonato da tempo il ricorso a dosaggi zuccherini e liqueur d'expedition o a zucchero di canna per la presa di spuma (sostituito con mosto d'uva bio). Si assemblano le basi delle cuvée in funzione delle loro caratteristiche, senza ricorsi a correzioni o artifizi per conferire al vino ciò che originariamente non contiene. Con questo approccio hanno definito un nuova categoria nel metodo classico non normata: i Pas Operé che nulla condividono con i Pas Dosé (qui è semplicemente una classificazione di zucchero finale totale ma nulla si dice sul ricorso a liqueur anche non zuccherine). Da gennaio 2017 hanno abbandonato la Franciacorta (Consorzo di Tutela e Denominazione) dopo le ripetute bocciature dei loro vini ritenuti non idonei dalle commissioni perchè "troppo ricchi e complessi". Producono oggi "in libertà", scegliendo di esaltare a loro modo territorio, annata e gesto artistico ( pur attenendosi al metodo) alternando ad es. interpretazioni con affinamenti ossidativi (inconcepibili per la cultura locale) o spumantizzazioni di Cabernet Sauvignon e Merlot (uve non incluse nel disciplinare Franciacorta). La gamma che propongono è VSQ, vino spumante di qualità ( da vigneti all'interno della denominazione e registrati a DOCG che liberamente decidono di non rivendicare ). Da non tralasciare la produzione di vini rossi, con cui l'azienda nasce trovandosi nella denominazione Cellatica DOC (nata prima delle fortune franciacortine) . Anche in questo caso la gamma è volutamente declassata a Vino Rosso ( perchè bocciati anche qui i vini a DOC) e al di là delle formalità di etichetta, presenta prodotti dalla grande identità e capacità espressiva che non temono lunghi tempi di evoluzione.

€ 65.00

Produttore Ca’ del Vént
Denominazione Franciacorta Vino Comune
Vitigno Pinot nero
Gradazione 13,0% Vol.
Formato Standard (0.75 lt)

Descrizione produttore

Le origini del Cellatica

Il nome "Cellatica" viene fatto derivare dal latino cella, termine che prima del X secolo significava oratorio o piccola chiesa e che successivamente venne ad identificare i depositi di frutti campestri, trattandosi probabilmente di una "cella vinaria" di un monastero.

Ma la tradizione enoica di questa terra sembra avere radici lontanissime risalenti persino al popolo celtico.Successivamente si hanno notizie da medici, agronomi e studiosi che parlano nel XV sec. del vino di Cellatica come prodotto pregiatissimo di grande affinità con i vini greci e romani e per questo richiesto a Milano ed esportato a Roma.

Nel XVIII sec. di Cellatica vengono decantati i grappoli di eccezionale grandezza, frutto di un terroir particolarissimo dovuto ad un anfiteatro di colline rocciose di costituzione calcareo-argillosa rivolte a mezzogiorno, soggette a totale insolazione e chiuse alle correnti fredde del nord.

Nella prima metà del XIX secolo il Cellatica è uno dei vini più commercializzati sul territorio milanese, venduto nelle trattorie e osterie dei navigli come nei ristoranti importanti del centro.

E' con il dopoguerra che si assiste all'abbandono dell'attività agricola per scarsa redditività e per la vicinanza della città di Brescia, che offre maggiori opportunità garantite dal tessuto industriale in espansione.

Dal 1967, l'appartenenza della zona a due Denominazioni di Origine distinte (Cellatica e Franciacorta) induce molti produttori a cedere alle lusinghe di vini bianchi e spumanti, decretando un lento oblio del Cellatica dopo le luci del passato.

Nel 1996, le uve ottenute dai vigneti che circondano l’attuale centro aziendale vengono vinificate in garage anziché essere consegnare alla Cantina Sociale. Si ottengono le prime 5 barrique di vino rosso da vitigni autoctoni, prodotte per autoconsumo, ma già con grande determinazione. La mancanza di attrezzature specifiche impone metodi operativi semplici e piuttosto grossolani: spremitura a mano delle uve, fermentazione e macerazione in una vasca d’acciaio prestata dal vicino di casa (ex vignaiolo), affinamento in barrique nello scantinato e imbottigliamento “a caduta” con un piccolo tubo di gomma. Clavis 1996, questo è il nome del primo vino, regala un risultato sorprendente: è pieno, tannico, pulito e potenzialmente longevo. Le bottiglie sono marchiate “Cà del Vént”, casa del vento in dialetto bresciano, il nome con cui la casa è stata registrata nel catasto napoleonico. I Clavis delle annate successive non deludono le aspettative, pur con qualche problema di eccesso alcolico nell’annata 1997 e di torbidità nell’annata 1998.

Nel 2001 vengono vinificate le prime 2.000 bottiglie di vino atto a Franciacorta. I giudizi gustativi sui primi vini bianchi sono meno positivi rispetto ai rossi, manca un po’ di finezza, il sentore di legno è troppo evidente.

Nel 2006, acquisita la necessaria esperienza, vengono accorpati alcuni vigneti confinanti e Cà del Vént passa da realtà amatoriale a piccola azienda viti-vinicola di 6 ettari. Inizia lo studio dei suoli che si conclude nel 2011 con l’individuazione di 11 micro-zone.

Nel 2013, dopo oltre un anno di opere di ripristino degli originali muri a secco, si impianta un ulteriore ettaro a Chardonnay e Pinot nero in uno degli storici vigneti di Cellatica, incolto da decenni; la superficie vitata raggiunge gli attuali 7 ettari e 13 micro-zone (40-45.000 bottiglie potenziali).

E dopo quasi vent'anni le bottiglie di Clavis 1996, tuttora in affinamento nello scantinato in cui sono state vinificate, non sembrano mostrare segni di vecchiaia......

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